Uccidi Paul Breitner. Frammenti di un discorso sul pallone

Recensione TMWmagazine settembre 18
21.09.2018 10:01 di Chiara Biondini Twitter:   articolo letto 872 volte
Fonte: Recensione TMWmagazine settembre 18
Uccidi Paul Breitner. Frammenti di un discorso sul pallone

Titolo: Uccidi Paul Breitner. Frammenti di un discorso sul pallone
Di Luca Pisapia
Edizioni Alegre
Uscita giugno 2018

Uccidi Paul Breitner è scritto da Luca Pisapia, che ha collaborato con la Gazzetta dello sport, Il Fatto quotidiano, e il Manifesto, già autore di Gigi Riva. Ultimo hombre vertical. L’opera uscita a fine giugno, si configura come un viaggio nella storia, legandola però attorno a tre campionati del mondo, suddivisi in tre rispettivi capitoli, partendo dal mondiale di Argentina ‘78, passano per Usa ‘94 e arrivando a Brasile 2014, per affermare che il calcio e la vita si mescolano in ogni momento, nelle mutazioni politiche, sociali ed economiche del mondo occidentale. Lo scopo dell’autore è ben chiaro e nemmeno nascosto, nell’indagare i rapporti tra potere e intrattenimento, quando anche la distrazione sportiva si fa dispositivo di controllo, nella sua personale ottica e visione espressa, con salti temporali e contenutistici più disparati degli ultimi 40 anni.

Il primo binomio proposto del 1978 è la storia dell’Argentina della giunta militare e dei desaparecidos e il mondiale di quell’anno: attraverso le vicende di un personaggio Arcadio Lopez, che segue le partite costretto in un bunker a torture. “Mentre la repressione nel 1978 giunge al culmine dell'abominio, all'Estadio Monumental di Buenos Aires Olanda e Argentina giocano la finale dei mondiali di calcio. L'obiettivo del regime è che il grande evento distolga l'attenzione dal bagno di sangue in cui è immerso il Paese”.  Il filo narrativo riparte legando le vicende della storia al mondiale Brasile 2014, nell’ottica del binomio calcio ed economia, quando “i mass media puntano i riflettori sui campi di calcio brasiliani, lasciando nell'ombra le proteste contro gli sperperi e le brutali operazioni di "decoro" del governo”.

L’ultimo binomio esplorato è quello calcio e media di Usa '94, quando il calcio subisce la definitiva trasformazione in prodotto televisivo, a cui assistiamo attraverso gli occhi di un bambino che fissa uno schermo all'interno di un enorme centro commerciale.

Nel limbo sottilissimo tra realtà e finzione in cui si muovono questi personaggi, si apre il ventaglio delle riflessioni politiche sulla storia del calcio: dal totaalvoetbal olandese al catenaccio italiano; da Giuseppe Meazza che incarna la funzione ideologica del fascismo a Rachid Mekhloufi che gioca per il Fronte di liberazione nazionale algerino; dalla disciplina dei reds di Bill Shankly all'anarchismo pirata del Sankt Pauli; dal sedicente comunista Paul Breitner al re ribelle Eric Cantona. Quale scuola di gioco, bandiera o concezione del pallone è riuscita a sfuggire alle logiche del capitale? Tutte, nessuna. Perché il gioco del pallone nasce già moderno. È una merce, un dispositivo dello spettacolo e un apparato del potere. Ecco la relazione indissolubile da cui è impossibile sottrarsi”. Per dimostrare le sue idee Luca Pisapia usa a livello narrativo sia la finzione quanto l'archivio, l'inchiesta quanto la saggistica, a cui ovviamente ogni lettore darà una sua lettura e trarrà le sue personali conclusioni.